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Cosa dicono critici, collezionisti e amanti dell'arte delle opere di PiVal.

Recensione

Manifestare l'autenticità dei sentimenti; aprire agli altri la sfera dei nostri interessi, dei nostri sogni più conturbanti; cogliere le sensazioni più profonde del nostro divenire; sono queste le principali motivazioni che sollecitano MariaPia a dipingere ed a definirsi.

Da anni, in raccolto silenzio, Ella va promuovendo una sua situazione personale, in cui la sua pittura si fa chiarificazione interiore e diventa il movente della sua dialettica, delle sue ansiose modulazioni emotive e delle sue tensioni. La sua rabbiosa volontà di stabilire un colloquio con la natura, con gli uomini e con le cose, di mettere "Baudelairianamente" a nudo la propria anima, decreta già la significante desinenza del suo stilema espressivo, che sdegna ogni schematismo ed ogni eccentricità modale.

Sono trascorsi quattro anni dalla sua prima "personale" a Padova alla galleria Rizzoli ed in così breve spazio di tempo la Maria Pia ha bruciato realmente le tappe. Come autodidatta, ha dovuto potenziare da sola la sua tavolozza ed affinare i suoi mezzi tecnici.

Partita da un figurativismo ingenuamente scolastico e classicheggiante, che, a parte la nobiltà dei contenuti e la serietà delle intenzioni, accusava incertezze e luoghi comuni, Ella approdava presto ad un linguaggio più coerente e calibrato in chiave espressionista, e, successivamente, attraverso un lavoro assiduo e caparbio, non tardava molto ad affrancarsi dagli inveterati paradigmi tradizionali.

Ma il suo raggiungimento più cospicuo e decisivo si realizzava quando volgeva con più risolutezza le spalle al passato, rifiutando la concezione mimetica dell'arte ed il "bello convenzionale" per una più libera espressione. Questo traguardo le permetteva non solo di approfondire di più il valore del colore e del segno e di penetrare più agevolmente nella sostanza dei contenuti, ma anche di articolare con più castigatezza l'impaginazione del suo contesto narrativo e rappresentativo. Si trattava, comunque, di un lento e tenace processo d'interiorizzazione, che doveva a breve scadenza produrre i suoi esiti ragguardevoli.

Nella sua recente produzione il discorso di MariaPia appare ricondotto ad una coerente ed equilibrata funzione di spazi, di piani, di linee, di volumi. Esso si è fatto più spoglio, più essenziale, riscattandosi da quelle incrostature e remore lessicali che lo appesantivano e ne impedivano la giusta messa a punto.

Oggi sembra che MariaPia affronti con più commossa partecipazione e con più sicuro impegno la realtà delle cose; ne verifica le dimensioni con gelosa trepidazione; ne scruta le altezze e le profondità; ne accoglie la intima risonanza con naturale disponibilità psicologica e con disinvolti interventi. Ed il suo è un lungo itinerario, espressionistico ed astratto insieme, emotivo ed intenso, gremito di presenze umane e simboliche, di figure, di paesaggi e di memorie, sul quale si innerva un tessuto cromatico, denso e vibrante che determina i caratteri essenziali delle forme ed il loro dinamismo, rilevando anche le antinomie dei contenuti.

Passando liberamente dal concreto all'astratto, dal naturale al tropologico, con pennellate secche ed umorose, larghe ed avvolgenti Maria Pia sconfina, talora, perfino nella connotazione surrealisticheggiante, od al limite dell'inconscio o dell'onirico, con una segreta emblematica.

A dispetto delle tante degenerazioni "correntizie" di oggi e di tanti freddi, inconsistenti e cerebrali sperimentalismi, la sua pittura ha un suo volto definito ed ha un'anima ed un fuoco che la pervadono. Essa travalica il mondo delle apparenze tutta convogliata com'è con fluente ed esuberante estro verso il recupero di un mondo umano e sensitivo, un mondo non privo di roventi conflitti, di curiosi paradossi, che si colloca nell'epica quotidiana con la sua prorompente dinamica ed i suoi brevi momenti di pausa e di sospensione dove la resa poetica delle immagini, nella sua drammatica e a volte suggestiva declinazione, riverbera l'inquietante sensibilità della pittrice, la sua conflittualità tra il reale e l'ideale, tra l'ansia concettuale che la stimola e la verità esistenziale che la penetra.

L'osservatore attento se ne renderà conto, leggendo le sue opere, le quali, almeno quelle pronte per essere allineate in un'altra personale, a Taranto (la sua meravigliosa terra di origine) compendiano felicemente un altro ciclo più quieto, rispetto a quello ironico polemico precedente, e contrassegnato, presentemente, dall'irrompere delle tonalità azzurre; di quel colore azzurro, che specialmente quando è scurito – ha detto Kandinsky – "chiama l'uomo verso l'infinito, la profondità sovrasensibile e la quiete" e che deve essere per MariaPia plurivalente e carico di suggestione, se anche le sue poesie, pubblicate in volume dall'editore Rebellato nel '70 recano titolo "Nasco all'azzurro".

Anche nell'area della pittura, allora, come in quelle della poesia, questa gentile messaggera dell'arte, attraverso la sua travagliata ricerca espressiva, si sente rinascere, di quando in quando, all'azzurro. L'arte è quindi per lei una necessità vitale; è una finestra spalancata sul mondo da cui passa un benefico respiro che ci libera dai condizionamenti esistenziali, dalla angoscia e dalla solitudine che la vita frenetica d'oggi, nostro malgrado, spietatamente ci impone.

Prof. Mario Gorini